Nel corso degli anni la figura dell’amministratore di condominio ha subito diversi cambiamenti ed ha attraversato diverse fasi. L’evoluzione inizia con la figura degli amministratori definiti di “prima generazione”, cioè soggetti solitamente pensionati, che si improvvisavano amministratori e ricoprivano questo ruolo esclusivamente per il condominio di cui erano inquilini.
In seguito, incontriamo la fase definita di “seconda generazione” di amministratori, nella quale chi svolgeva questi compiti lo faceva come una sorta di secondo lavoro. La possibilità di conciliare l’attività di amministratore di condominio con un’altra professione è data dal fatto che per esercitarla non fossero richiesti requisiti particolari.
Quella di oggi è chiamata di “terza generazione”, poiché l’amministratore di condominio è considerato quale professionista del settore, svolgendo solo ed esclusivamente questo tipo di lavoro. Attualmente questa professione sta vivendo un periodo di forte crescita, la sua immagine sta guadagnando terreno all’interno della società in maniera sempre più professionale e autonoma; questo perché i condòmini richiedono maggiore competenza e si affidano a chi svolge questo lavoro con dedizione e attenzione esclusive.
Oramai, la figura del vecchio Amministratore “tuttologo e onnipresente” contrasta con le esigenze di qualità, celerità ed accessibilità dei servizi manifestata dalle nuove generazioni di utilizzatori degli immobili. Quindi, ricordiamoci che un foglio Excel e un Personal Computer non bastano per essere un buon amministratore, come non basta possedere il Codice Civile per essere un buon avvocato. A svolgere questa professione non sono più condòmini pensionati con tanta voglia di fare e scarsa preparazione, ma professionisti preparati in materia fiscale, legale ed amministrativa che svolgono il loro lavoro sulla base di rapporti di fiducia.
